Una nuova arma contro Alzheimer e Parkinson: la liquirizia

L’estratto di radice di liquirizia potrebbe essere usato per trattare il morbo di Alzheimer e altre malattie neurodegenerative come il Parkinson e la corea di Huntington. A rivelarlo uno studio pubblicato dalla rivista ‘Plos One’ e riportato dal ‘Mirror’. L’acido salicilico, un prodotto chimico amaro trovato in alcune piante e ormone fondamentale per la regolazione del sistema immunitario delle piante, è anche tra i componenti dell’aspirina. Legandosi all’enzima GAPDH (Gliceraldeide-3-fosfato deidrogenasi), che si ritiene di svolgere un ruolo nelle malattie neurodegenerative, arresta l’enzima in movimento in una cellula del nucleo dove può scatenare la sua morte.

Ma derivati dalla liquirizia o le versioni sintetizzate, sarebbero ancora più efficaci dell’aspirina nel bloccare l’enzima. Secondo lo studio, attualmente 850mila persone nel Regno Unito vivono con l’Alzheimer, numero destinato a salire a oltre un milione entro il 2025. 127mila sono invece i malati di Parkinson e 12 pazienti su 100mila hanno la corea di Huntington, una malattia ereditaria che danneggia le cellule nervose nel cervello.

Anche il farmaco deprenyl anti-Parkinson blocca l’ingresso di GAPDH nel nucleo, ma lo studio evidenzia che lo stesso obiettivo può essere raggiunto dall’acido salicilico. Il GADPH è un enzima centrale del metabolismo glucidico, ma svolge anche altri ruoli nelle cellule. Sotto stress ossidativo – un eccesso di radicali liberi e altri composti reattivi – il GAPDH viene modificato e poi entra nel nucleo dei neuroni. Aumenta così il turnover proteico, l’equilibrio tra la sintesi proteica e la degradazione delle proteine.

Lo studio ha rilevato che il GADPH porta a uno stato di morte cellulare catabolico, che si verifica nelle cellule cerebrali in malattie neurodegenerative. “L’enzima GAPDH – ha detto il professore Solomon Snyder, della Johns Hopkins University – a lungo pensato per funzionare solo nel metabolismo del glucosio, è ormai noto per partecipare alla segnalazione intracellulare. Il nuovo studio stabilisce che il GAPDH è un bersaglio per i farmaci salicilati relativi all’aspirina, e, quindi, possono essere rilevanti per le azioni terapeutiche di tali farmaci”.

All’inizio di quest’anno il professore Daniel Klessig del Boyce Thompson Institute e della Cornell University ha identificato un altro nuovo bersaglio di acido salicilico, chiamato HMGB1 (High Mobility Group Box 1), una proteina strutturale, non istonica, della cromatina, associata a diverse malattie, tra cui l’artrite, il lupus, la sepsi, l’aterosclerosi e alcuni tipi di cancro. Bassi livelli di acido salicilico bloccherebbero tali attività pro-infiammatorie. Lo studio ha dimostrato che i derivati ​​dell’acido salicilico erano da 40 a 70 volte più potenti dell’acido salicilico nell’inibire questa attività pro-infiammatoria.

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Fonte: ADNKronos

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