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Che cos'è la Malattia di Huntington?
Come si eredita la Malattia di Huntington?
Tutti quelli che hanno la mutazione
avranno la malattia?
A che età si manifesta la malattia?
Per quanto tempo vive un malato di MH?
Come si fa una diagnosi di MH?
Che cos'è il test genetico presintomatico?
Quali sono le principali ragioni pro
e contro il test presintomatico?
E' possibile fare diagnosi prenatale
per la MH?
Esiste una cura per la MH?
Quale tipo di assistenza è consigliabile
per i pazienti con MH?
Che cos'è la Malattia di Huntington?
La Malattia di Huntington (MH) è una patologia
ereditaria causata dalla degenerazione di cellule cerebrali
(neuroni) situate in specifiche aree del cervello. E'
caratterizzata da un esordio più frequente in età adulta
(tra i 30-45 anni) ma può di fatto insorgere a qualunque
età, dall'infanzia alla vecchiaia.
Le cellule cerebrali colpite dal processo degenerativo
si trovano in strutture profonde del cervello chiamate
gangli della base (in particolare nucleo caudato e putamen)
ma anche le cellule della parte esterna del cervello (corteccia
cerebrale) che sono essenziali a funzioni come il pensiero,
la percezione e la memoria, vengono ad essere coinvolte
in varia misura.
Il caratteristico quadro clinico che deriva dalla degenerazione
progressiva dei neuroni nelle aree indicate comprende
sia movimenti involontari (chiamati Còrea dal termine
greco che significa danza) sia riduzione delle capacità
cognitive che alterazioni del tono dell'umore.
La frequenza della malattia, che varia a seconda delle
diverse popolazioni, è di 5-10/100.000 nati vivi.
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Come si eredita la Malattia
di Huntington?
Il modello di trasmissione della malattia
è di tipo autosomico dominante, vale a dire che essa può
essere trasmessa da un genitore affetto ai suoi figli
con una probabilità del 50% per ciascun figlio, a prescindere
dal sesso e dall'ordine di genitura (primogenito, secondogenito
ecc). In effetti ciò che viene trasmesso non è la malattia
ma la mutazione (cambiamento) di un gene che si trova
sul cromosoma 4. Nel 1983 il gene collegato alla malattia
fu localizzato sul braccio corto del cromosoma 4 ma non
era ancora stato isolato. Per ottenere questo importante
risultato furono necessari altri dieci anni di intense
ricerche che condussero finalmente nel 1993 all'isolamento
del gene vero e proprio che fu chiamato IT-15. Il prodotto
di questo gene è una proteina detta huntingtina che svolge
molte importanti funzioni non ancora del tutto note. Il
gene IT-15 non colpito dalla mutazione presenta al suo
interno una specifica sequenza CAG che si ripete tra 10-30
volte mentre, se è presente la mutazione, tale sequenza
si ripete per un numero eccessivo di volte (da 39 ad oltre
100). Le ripetizioni comprese nella fascia intermedia
(allele intermedio) rendono meno definibile il futuro
stato di malattia per l'individuo ma possono comportarlo
per i suoi figli in quanto l'alto numero di ripetizioni
è instabile e può aumentare nel passaggio alla generazione
successiva.
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Tutti quelli che hanno
la mutazione avranno la malattia?
Sì, ogni individuo che abbia ereditato
il gene IT-15 "mutato" prima o poi nella sua vita svilupperà
la malattia. Il periodo di insorgenza, tuttavia, è estremamente
variabile.
I sintomi iniziali possono presentarsi in alcuni come
bruschi mutamenti dell'umore, inusuali condizioni di apatia,
irritabilità, depressione e rabbia, difficoltà nella guida,
nell'imparare cose nuove o nel prendere una decisione.
Altri possono presentare cambiamenti nella scrittura e
movimenti involontari delle dita, dei piedi, del viso
o del tronco. Questi movimenti, che sono segni di "còrea",
possono accentuarsi quando la persona è ansiosa. Altri
ancora possono avere disturbi dell'equilibrio e del coordinamento
motorio con accentuato rischio di cadute. L'ordine di
comparsa di questi sintomi e la gravità possono variare
notevolmente da un individuo all'altro.
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A che età si manifesta la malattia?
Così come i segni e i sintomi anche l'età
di insorgenza della malattia è molto variabile.
Nella sua forma più classica, la MH insorge in età adulta
(35-45 anni) con un quadro clinico caratterizzato soprattutto
da movimenti involontari.
In alcuni casi, invece, la malattia si manifesta prima
dei 20 anni (còrea giovanile) con sintomi che includono
un rapido declino del rendimento scolastico, cambiamenti
nella scrittura, problemi motori come rigidità, tremori,
lentezza e rapidi spasmi muscolari (miocloni). Molti di
questi sintomi sono simili a quelli presenti nel Morbo
di Parkinson e differiscono nettamente da quelli coreici
che caratterizzano invece l'insorgenza in età adulta.
La còrea giovanile sembra progredire molto più rapidamente
di quella in età adulta.
Alcune persone, infine, possono manifestare la malattia
dopo i 55 anni (còrea tardiva). In questi casi la diagnosi
può essere resa più complessa sia per la presenza di sintomi
di altre patologie che possono mascherare quelli della
MH sia perché i sintomi coreici possono essere particolarmente
lievi e perciò più difficili da individuare.
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Per quanto tempo vive
un malato di MH?
La letteratura internazionale riporta dati
relativi alla sopravvivenza dei malati che oscillano tra
i 10 e i 30 anni. Ovviamente si tratta di dati statistici
da guardare solo come un riferimento generale in quanto
esiste, per questi come per tutti i malati, a prescindere
dalla patologia, una estrema variabilità individuale legata
sia all'età di insorgenza, sia alle personali condizioni
fisiche sia, infine, al modo di vita e alla qualità di
assistenza disponibile.
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Come si fa una diagnosi di MH?
Nel 1967 moriva il grande cantante e compositore
folk americano Woody Guthrie. Nonostante fosse un personaggio
famoso e vivesse in un paese avanzato come gli USA, aveva
trascorso gli ultimi 13 anni della sua vita passando da
un medico all'altro alla ricerca di un nome per la malattia
che lo aveva colpito: a volte considerato un alcolista,
a volte un paziente psichiatrico, dentro e fuori da un
ricovero all'altro, prima di riuscire ad avere l'esatta
diagnosi di MH sebbene si tratti di una malattia che un
neurologo esperto può diagnosticare molto facilmente.
In effetti questa malattia, probabilmente per il complesso
intreccio dei suoi diversi sintomi, ha avuto una storia
assai travagliata tale da crearne un'immagine "misteriosa"
e assai poco scientifica anche nel mondo medico con effetti
a dir poco disastrosi sulle famiglie colpite.
Dal 1993, tuttavia, la scoperta del gene ha reso disponibile,
sotto forma di un test genetico (test diagnostico), un
importante strumento per aiutare il medico a formulare
- o confermare - una diagnosi di MH in un paziente che
mostri già un certo tipo di sintomi.
La storia familiare con la relativa ricostruzione dell'albero
genealogico è un altro elemento essenziale nella formulazione
della diagnosi di MH.
Ulteriori informazioni possono essere fornite da TAC (tomografia
assiale computerizzata) e RMN (risonanza magnetica nucleare)
che consentono di ottenere eccellenti immagini delle strutture
cerebrali. I pazienti affetti da MH possono mostrare riduzione
di alcune parti interne del cervello (in particolare del
nucleo caudato e del putamen) e ampliamento di cavità
cerebrali dette ventricoli.
La diagnosi corretta deriva dall'attenta considerazione
delle informazioni fornite dai vari strumenti disponibili
e non da un solo elemento in quanto la sintomatologia
è assai variabile e legata sia alla fase che alla durata
della malattia (ad es. un paziente in fase iniziale può
avere TAC e RMN normali).
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Che cos'è il test genetico
presintomatico?
Su un prelievo di sangue di un individuo
a rischio per MH ma ancora del tutto privo di qualunque
sintomo di malattia è possibile effettuare un'analisi
genetica che consente di accertare la presenza o l'assenza
della mutazione nel gene IT-15. La decisione di sottoporsi
al test è una scelta molto personale che non può essere
presa con leggerezza perché il risultato del test non
limita i suoi effetti al singolo individuo: il coniuge,
i figli, i fratelli e le sorelle dell'individuo a rischio
saranno infatti, in diverso modo, tutti coinvolti.
E' perciò consigliabile fare riferimento a centri di ricerca
che dispongono di professionisti idonei. Non ci sono scelte
"giuste" o "sbagliate", la cosa davvero importante è che
ci siano scelte libere e consapevoli. Nessuno può imporre
ad un altro di sottoporsi al test e chi decide di farlo
deve potersi avvalere di una esauriente consulenza genetica,
di un counseling psicologico per un'accurata valutazione
dei pro e contro dei possibili risultati del test, di
una visita neurologica e di laboratori competenti nell'effettuare
il test.
Data l'attuale impossibilità di prevenire la malattia
non vengono effettuati test sui minori. L'età minima richiesta
per sottoporsi al test è 18 anni.
In considerazione dei problemi psicologici, medici, etici
e legali connessi al test presintomatico per la MH, in
tutti i centri del mondo dove si effettua il test devono
essere rispettate le Linee-Guida Internazionali emanate
nel 1990 e poi ancora nel 1994 da una commissione congiunta
di scienziati (Research group on HD della World Federation
of Neurology) e familiari (International Huntington Association)
a tutela delle persone a rischio.
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Quali sono le principali
ragioni pro e contro il test presintomatico?
Vivere con un rischio di malattia del 50%
può diventare, per alcuni, una fonte di ansia insostenibile.
Se sono giovani, lo stato di incertezza può determinare
una situazione di stallo che impedisce scelte di vita
importanti come la scelta degli studi (vale la pena impegnarsi
all'università se poi…), del lavoro (quale lavoro sarebbe
meglio nel caso che…), della vita affettiva (è giusto
sposarsi e far gravare tutto sul partner in caso di…)
e riproduttiva (è giusto mettere al mondo dei figli con
il rischio che…). Alcuni arrivano perciò alla decisione
di sottoporsi al test per raggiungere una situazione di
certezza, quale che sia.
Se sono persone più grandi, con figli in età di scelte
matrimoniali e familiari, può farsi pressante il senso
di responsabilità verso le nuove generazioni e quindi
il desiderio di chiarire il proprio stato in modo da fornire
ai figli dati certi perché possano, a loro volta, fare
le proprie scelte consapevolmente.
In altri casi (la maggior parte), tuttavia, la persona
a rischio raggiunge uno stato di equilibrio con il suo
50% e sceglie di non sottoporsi al test principalmente
in considerazione di due elementi: la mancanza di una
terapia preventiva e il fatto che il test, in caso di
risultato positivo, può solo preannunciare la presenza
della MH in futuro ma non dire quando ciò avverrà esattamente.
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E' possibile fare diagnosi
prenatale per la MH?
La diagnosi prenatale per MH è disponibile
da diversi anni ma pone problemi particolarmente complessi
ed è perciò consigliabile che la coppia in cui uno dei
partner sia a rischio si rivolga ad un centro di ricerca
competente per avere una consulenza mirata prima di avviare
una gravidanza.
Infatti l'applicazione in periodo prenatale del test genetico
diretto darebbe, in caso di risultato positivo, una informazione
di futura insorgenza di malattia non solo nel bambino
ma anche nel genitore a rischio che potrebbe invece non
desiderare informazioni su se stesso o, in ogni caso,
non desiderare ricevere una dose doppia di notizie sfavorevoli
come invece inevitabilmente avverrebbe.
Per l'individuo a rischio che non abbia precedentemente
effettuato il test su se stesso in quanto non desidera
conoscere la propria condizione genetica ma che vorrebbe
poter conoscere l'eventuale rischio di un proprio figlio,
le Linee-Guida Internazionali raccomandano la scelta di
un diverso tipo di test (test di esclusione) che non è
rivolto al gene della malattia ma che, attraverso l'uso
di marcatori genetici, è in grado di riconoscere se il
cromosoma 4 trasmesso al feto dal genitore a rischio deriva
dal nonno (o dalla nonna) sano o da quello malato di MH.
Se il cromosoma 4 ereditato dal feto risulta derivare
dal nonno (o dalla nonna) sano il rischio di MH per il
feto stesso diventa molto basso (inferiore all'1%), se
invece risulta essere uno dei due cromosomi 4 del nonno
(o della nonna) affetto si ottiene l'informazione che
il rischio del feto è uguale a quello del proprio genitore
(50%) ma niente altro viene ad essere svelato circa lo
stato genetico del genitore stesso.
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Esiste una cura per la
MH?
Il neurologo esperto della malattia può
prescrivere vari farmaci per tenere sotto controllo i
principali sintomi motori e/o psichiatrici che caratterizzano
la MH. Questi farmaci sono utili per alleviare la sintomatologia
e migliorare la qualità di vita del malato ma, allo stato
attuale delle cose, non sono ancora in grado di guarire
la malattia o interromperne il decorso.
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Quale tipo di assistenza
è consigliabile per i pazienti con MH?
Sebbene anche il medico di famiglia sia
a volte in grado di effettuare una diagnosi di MH, è consigliabile
consultare un neurologo esperto della malattia per avere
i suggerimenti più appropriati a tenere sotto controllo
i diversi sintomi. Il medico di famiglia informato e aggiornato
è poi un elemento prezioso nel seguire più assiduamente
il malato e aiutare la famiglia a reperire le risorse
e le strutture disponibili sul territorio per avere un
supporto.
Estremamente importante è il mantenimento quotidiano di
un esercizio fisico che, come è stato dimostrato, favorisce
nel paziente un migliore stato di benessere sia fisico
che psichico. E' consigliabile agire anche sul piano della
terapia del linguaggio in quanto la malattia può rendere
difficoltosa la parola e di conseguenza meno comprensibile
il linguaggio con il risultato di portare ad un progressivo
isolamento del malato in quanto esiste il forte pregiudizio
che se una persona non parla o parla male non capisca.
Nei pazienti con MH questo non corrisponde quasi mai alla
realtà in quanto la loro capacità di comprensione del
linguaggio è molto spesso superiore e conservata ben più
a lungo della loro capacità di parlare in modo facilmente
comprensibile.
Altrettanto indispensabile è la cura dell'alimentazione
per evitare la perdita di peso. I malati bruciano quotidianamente
5000-6000 calorie che dovrebbero essere fornite suddivise
in circa 5 pasti giornalieri con l'eventuale aggiunta
di integratori vitaminici e proteici. E' consigliato limitare
i latticini in quanto tendono ad aumentare la secrezione
di muco che, a sua volta, incrementa il rischio di tosse
e soffocamento. I liquidi devono essere forniti in giusta
quantità, soprattutto nella stagione più calda, per evitare
disidratazione. L'uso di una cannuccia può agevolare il
bere così come può risultare utile aggiungere all'acqua
degli addensanti che ne facilitino la deglutizione.
Sebbene non sia attualmente disponibile una terapia per
guarire la malattia, è possibile migliorare la qualità
di vita di questi malati e ridurre il rischio di complicazioni
attraverso una assistenza corretta e aggiornata ai progressi
delle ricerche attualmente in corso in tutto il mondo.
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Questo testo è in parte tratto da informazioni
fornite dal National Institute of Health (NIH) e dal National
Center for Biotechnology Information (NCBI) degli Stati
Uniti e in parte fornito dal gruppo di ricerca sulla MH
del Consiglio Nazionale delle Ricerche: Istituto di Scienze
e Tecnologie della Cognizione (ISTC) e Istituto di Neurobiologia
e Medicina Molecolare (INMM) C.N.R.
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