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LETTERE
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Mi
chiamo Alessia, ho 28 anni e vivo a
Pistoia. Nel 1995 a mia madre è stata
diagnosticata una Corea di Huntington.
Adesso mia madre ha 51 anni. In passato
nella mia famiglia materna ci sono stati
dei casi di malattie che furono classificate
come demenze senili e il perdurare di
questo errore diagnostico ci ha creato
molti problemi.
Il
primo fatale incontro con la malattia
di Huntington è avvenuto nel 1991. All'epoca
ero matricola di psicologia alla università
di Padova. Ricordo che stavo preparando
l'esame di biologia e che il mio primo
pensiero fu rivolto a quelle persone
,che avendo già figli, venissero diagnosticate
come malati di corea. In poche parole
ebbi molta pietà ,ma niente più. A quel
primo esame ne seguirono altri, più
complessi , che mi permisero di conoscere
più approfonditamente la malattia.
Il
mio secondo, e fatale incontro, è datato
luglio 1995. In quell'anno le condizioni
di mia madre richiesero una visita neurologica,
e nel corso di quegli accertamenti,
presso la Clinica Neurologia dellì ospedale
S. Chara di Pisa, fu confermata una
diagnosi di Corea di Huntington. Il
giorno della restituzione della diagnosi,
una voragine mi si aprì sotto i piedi,
avvampai e il cuore rallentò i suoi
battiti. A causa della mia particolare
condizione ero dolorosamente consapevole
delle problematiche a cui andava incontro
mia madre e del mio rischio personale
di andare incontro al suo stesso
destino.Mio padre, che si trovava con
me nella stessa stanza, grazie alla
sua inconsapevolezza della patologia
, fu salvaguardato. I medici che si
trovavano di fronte a noi non furono
prodighi di informazioni, anzi tentarono
di sorvolare sulle molte domande che
andavo ponendo loro. Fu molto difficile
per me cercare di mantenermi ottimista
riguardo al futuro.....
Da
allora mia madre è andata progressivamente
peggiorando. A parte i tremori agli
arti e il movimenti involontari del
tronco e degli arti inferiori ( sedati
in parte da Leponex 100 mg. ) il problema
maggiore è quello legato al deterioramento
cognitivo. In effetti non è quasi più
possibile instaurare un dialogo coerente
con lei, neppure per quello che riguarda
le piccole banalità che riguardano la
sua cura quotidiana. Devo però riconoscere
che ha conservata intatta la capacità
di muoversi autonomamente, seppur con
notevole impaccio. A volte, in rari
momenti,piange e si dispera rendendosi
conto che la malattia che fu di sua
madre adesso è in lei.
Io
so, per esperienza, quanto sia difficile
parlare della paure, delle ansie che
tormentano chi si trova a dover prendersi
cura di un malato di corea ed essere
allo stesso tempo a rischio di corea.
Per quello che mi riguarda osservavo
i peggioramenti di mia madre come attraverso
uno specchio, come se mi fosse stata
data la possibilità di vedere in anticipo
quello che mi sarebbe accaduto di lì
a pochi anni. In una parola mi identificavo
totalemente in lei. Tutto questo stress
è stato deleterio per il mio studio,
per la mia capacità di concentrazione.
Ogni mia defaillance doveva necessariamente
attribuirsi a quella condizione. Ad
un certo punto, a diversi anni di distanza
, ho cominciato a navigare in internet,
e qui ho fatto la conoscenza delle esperienze
di persone con il mio stesso problema.
Quello a cui ero interessata erano le
strategie messe in atto per froneggiare
il problema. Dopo lunghe esitazioni
e accurate riflessioni ho deciso di
sottopormi al test predittivo per la
corea di Huntington. Ero stanca
di vivere quella condizione di indecisione,
di incertezza, volevo poter prendere
con maggiore serenità scelte di vita
importanti, quali quelle concernenti
il matrimonio e l'eventualità di avere
figli. Ma la scelta di voler sapere
ad ogni costo avrebbe potuto non essere
quella giusta.... Alla fine non ce l'ho
fatta più e ho preso contatto con l'ISTITUTO
DI BIOLOGIA GENETICA dell'ospedale S.
Martino di GENOVA. Era il 13 Maggio
1999. Per me si è trattato di una giornata
storica. Mi è stato concesso un primo
colloquio nel quale ho conosciuto l'equipe
che si occupa della consulenza genetica,
a cui è seguito un colloquio personale
con la Psicologa.
Il
15 Luglio ho effettuato il prelievo
ematico.
Il
5 Agosto ho ricevuto il risultato.:
il mio test è Negativo. Adesso so di
aver difronte un cammino non facile,
non sono tutte rose e fiori. Ho rischiato
con la mia volontà di voler sapere ad
ogni costo, perchè non si tratta
di una scelta facile da compiere,
si ha bisogno di un adeguato appoggio
da parte delle persone care.
Sono
molto grata ad Aurelio , per la disponibilità
che mi ha dimostrato e per l'aiuto che
mi ha gentilmente elargito. In un momento
di grande sconforto è stato l'unico
che mi ha detto, molto semplicemente
, che sapeva quello che stavo provando.
Ecco quello di cui avevo bisogno era
solo quello, ma nessuno me l'aveva
saputo dire.Invio questo mio breve resoconto
nella speranza che in esso possano imbattersi
quelle persone che vagano alla ricerca
frenetica di notizie sulla corea.
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