Occhi come finestra sul cervello: i biomarcatori oculari nella malattia di Huntington
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Una revisione sistematica dell’Università di Cambridge, pubblicata sul Journal of Neurology, ha analizzato se l’esame degli occhi possa costituire uno strumento affidabile per diagnosticare precocemente e monitorare la progressione della malattia di Huntington (MH).
I ricercatori si sono concentrati su due approcci principali:
1. Tomografia a coerenza ottica (OCT) – scansioni della retina Alcuni studi hanno rilevato un assottigliamento degli strati nervosi retinici nei pazienti con MH, ma i risultati sono risultati incoerenti: solo 5 studi su 10 hanno confermato il dato come statisticamente significativo. Anche le misurazioni della macula e dei vasi sanguigni oculari hanno prodotto risultati contrastanti. L’OCT mostra potenziale, ma non è ancora sufficientemente affidabile per l’uso clinico.
2. Tracciamento dei movimenti oculari (oculomotoria) Questa area ha prodotto evidenze molto più solide e coerenti. Le persone con MH presentano:
- Latenza prolungata: il cervello impiega più tempo a ordinare agli occhi di muoversi
- Velocità ridotta nei movimenti oculari
- Difficoltà nelle anti-saccadi: maggiore incapacità di sopprimere l’impulso di guardare verso uno stimolo visivo
Crucialmente, queste anomalie sono rilevabili anche nella fase premanifesta, prima che compaiano sintomi fisici evidenti, e peggiorano con il progredire della malattia — caratteristiche ideali per un biomarcatore.
Conclusioni Il tracciamento oculare risulta più promettente dell’OCT, ma rimane ancora fuori dalla portata clinica quotidiana per via dei costi elevati delle apparecchiature e della mancanza di protocolli standardizzati. Sono necessari studi longitudinali a lungo termine per confermare se i cambiamenti oculari possano davvero predire l’esordio e la traiettoria della MH.
https://en.hdbuzz.net/a-window-into-the-eyes-using-ocular-biomarkers-to-track-progression-in-huntingtons-disease//





