Marina Frontali ci ha lasciato il 13 gennaio 2021. Siamo sgomente, addolorate, confuse. Ci manca la nostra docente, collega, amica, ma soprattutto la donna con cui ci siamo confrontate, consigliate e a volte confidate. Non avremmo mai pensato di trovarci a scrivere di lei così presto, perché nonostante i suoi anni, aveva una mente giovane, brillante e recettiva alle novità, alcune volte più di noi, sue allieve. Ancora impegnata ed attiva con i suoi pazienti e nell’attività di laboratorio, sognava e sperava una terapia possibile per le malattie di cui si occupava, la corea di Huntington tra tutte. A volte era severa e rigorosa, come il laboratorio chiede, ma dolce, accogliente ed affettuosa con i pazienti, riservata della sua vita privata.

Aveva 80 anni, una vita dedicata alla ricerca e all’insegnamento. Nata a Padova nel 1941, si è laureata in Medicina e Chirurgia a Roma nel 1968, anno che ha segnato l’inizio di un cambiamento sociale, culturale, etico in tutto il mondo. Marina è stata in tutta la sua vita interprete e sostenitrice degli ideali del ’68. Una femminista che ha perfettamente integrato l’impegno politico e sociale al rigore nella ricerca scientifica, e alla famiglia. Una donna incisiva, essenziale, con mille interessi.

I primi anni della sua carriera li ha dedicati alla Psicologia Comparativa e allo studio del Comportamento dei roditori. Successivamente, negli anni ’70, si è avvicinata alla Genetica Umana affascinata dagli studi del marito Luciano Terrenato, Prof. Di Genetica Umana e Genetica di Popolazioni all’Università La Sapienza di Roma. Insieme hanno contribuito all’allestimento di laboratori di Genetica in Egitto negli anni ’90 per la diagnosi e prevenzione di malattie ereditarie, incaricati dal Ministero degli Affari Esteri Italiano, in un progetto di Cooperazione per lo Sviluppo, dando un grande apporto alla modernizzazione del Sistema Sanitario Nazionale Egiziano.  

È stata pioniera nello studio della genetica delle malattie neurodegenerative ereditarie, della Malattia di Huntington in particolare, mettendo sempre il paziente al centro del suo interesse. Ha sempre sostenuto il ruolo fondamentale della consulenza psicologica nella gestione del paziente, affiancata fin dall’inizio dalla sua amica e collega Gioia Jacopini, psicologa ricercatrice dell’Istituto di Psicologia del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Un sodalizio che le ha portate a fondare l’Associazione Italiana Chorea di Huntington, dove i pazienti e le loro famiglie hanno trovato sempre un punto di riferimento e una luce di speranza, e dove Marina e Gioia hanno profuso il loro impegno e amore costantemente, per oltre venti anni. Con lo stesso impegno Marina si è dedicata al Working Group on Ethics for Enroll HD dal 2011, ed è stata membro della Commissione di Bioetica dell’EHDN (European Huntington Disease Network).

Oltre all’aspetto genetico e psicologico della consulenza, Marina ha avuto un ruolo fondamentale nella stesura delle linee guida italiane di bioetica per la gestione del test genetico predittivo. Un rapporto di amicizia e stima sincera la legava a Stefano Rodotà, Garante italiano per la Privacy, che ne ha apprezzato l’impegno e il rigore scientifico nell’affrontare l’aspetto etico nella gestione dei dati genetici, nel rispetto della libera scelta del paziente.

Marina è stata ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 1970 al 2008, di cui è stata anche membro del Comitato di Bioetica, ed associato di ricerca fino ad oggi.  

Ha svolto un’attività di docenza alla Genetica Clinica dell’Università Tor Vergata, formando decine di genetisti, molti dei quali hanno intrapreso brillanti percorsi universitari.

Durante la sua lunga carriera ha collaborato con scienziati di fama assoluta. Partner in progetti di ricerca internazionali con il Prof J.F. Gusella, del Massachusetts General Hospital di Boston, fin dal 1987 in progetti dedicati alla mappatura del gene della Malattia di Huntington, che hanno evidenziato la sua naturale attitudine alla raccolta di dati di famiglie affette da malattie ereditarie e la sua grande sensibilità ai problemi umani, sociali e psicologici che queste patologie inevitabilmente suscitano.

È stata partner di progetti coordinati dal Prof P.S. Harper della Cardiff University dedicati all’analisi degli aspetti etici e sociali dei test predittivi della Malattia di Huntington.

E ancora co-leader di A. Hardy, dell’Institute of Neurology National Hospital di Londra, e H. Cann del Centre d’Etude du Polymorphism di Parigi, in progetti sull’epidemiologia e la mappatura delle atassie ereditarie.

Principal Investigator di numerosi progetti Telethon e del Ministero Italiano della Salute, a cui hanno partecipato giovani ricercatori che sono stati da lei avviati ad una brillante carriera scientifica.

Marina ha lasciato una grande eredità, oltre 110 pubblicazioni su riviste scientifiche, una rete fittissima di relazioni, ma anche un grande insegnamento di rispetto ed umanità.

Ci mancherà, la tua presenza, la tua semplicità ed il tuo sorriso

 

Elide Mantuano e Liana Veneziano

Ricercatrici dell’Istituto di Farmacologia Traslazionale. CNR

 

 

 

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